Povertà cronica, solitudine e lavoro povero: la fotografia del Report Statistico Caritas 2026
Salerno, 17 giugno 2026 – “Sempre più poveri, sempre più a lungo”. È questo il titolo emblematico del Report statistico nazionale 2026 sulla povertà in Italia presentato da Caritas Italiana presso la Sala San Francesco della Conferenza Episcopale Italiana. L’analisi, frutto dei dati raccolti nel 2025 attraverso la rete dei centri di ascolto e dei servizi territoriali, restituisce l’immagine di un Paese in cui la vulnerabilità sta perdendo il carattere dell’eccezionalità per trasformarsi in una “strutturale normalità”.
Sebbene si registri una flessione nella quota dei nuovi poveri (attestati al 37,6%), il numero complessivo delle persone sostenute dalla rete Caritas è cresciuto dell’1,7% rispetto al 2024. Un dato che conferma come la povertà tenda a radicarsi, diventando una condizione stabile e cronica per migliaia di famiglie.
Le nuove emergenze: anziani isolati e lavoratori poveri
Dall’analisi emergono con forza alcune traiettorie precise che ridefiniscono i contorni del disagio sociale:
- Il boom della povertà tra gli anziani: In dieci anni, il numero degli over 65 che hanno teso la mano verso la Caritas è aumentato del 191% (a fronte di una crescita generale dell’utenza del 48%). Questo dato evidenzia un intreccio sempre più preoccupante tra fragilità economica, problemi di salute e isolamento sociale.
- L’aumento della solitudine: Le persone sole incontrate dai servizi sono passate dal 23,8% al 32,9% nell’arco di un decennio. Eventi critici come separazioni o lutti si trasformano spesso in rotture biografiche che azzerano le reti di supporto relazionale.
- I lavoratori poveri: Il lavoro non è più un sbarramento automatico contro l’indigenza. Il fenomeno dei “working poor” ha raggiunto il 31,7% tra i 35-44enni e il 31% nella fascia 45-54 anni (nel 2015 la percentuale complessiva si fermava al 13,3%).
I nuclei con minori e il nodo della casa
Le famiglie con figli restano il nucleo principale della domanda d’aiuto: il 52% degli utenti convive infatti con figli minori. A pesare drammaticamente sui budget familiari è la questione abitativa. Non si tratta solo della mancanza assoluta di un tetto (sono state oltre 24mila le persone senza dimora incontrate a livello nazionale), ma della fatica quotidiana nel sostenere i costi di affitti, utenze e spese ordinarie. L’abitare precario si conferma così uno dei principali ostacoli alla salute e ai percorsi educativi dei più giovani.
Il report evidenzia inoltre un forte incremento dei bisogni di natura sanitaria e psicologica (+69%), segno di un malessere profondo che colpisce l’individuo nella sua interezza.
Un monito per le comunità locali
I dati nazionali rappresentano una bussola fondamentale anche per l’azione quotidiana della Caritas Diocesana di Salerno-Campagna-Acerno. Le tendenze descritte nel Report si riflettono puntualmente nelle richieste che intercettiamo ogni giorno presso il Polo della Carità, la Mensa San Francesco e i nostri dormitori.
“La povertà è sempre un interrogativo che interpella anzitutto la Chiesa e il suo modo di farsi prossima ai territori più fragili”, ha dichiarato S.E. Mons. Benoni Ambarus, Presidente di Caritas Italiana.
Nelle conclusioni del Report, il Direttore nazionale don Marco Pagniello ha ricordato lo scopo ultimo di questo studio: “I dati devono aiutare soprattutto a orientare le nostre scelte. Di fronte a povertà sempre più croniche, solitudini crescenti, lavoro povero e difficoltà abitative occorre costruire percorsi, alleanze e responsabilità condivise”.
Un invito che la Caritas di Salerno accoglie pienamente, rinnovando lo sforzo non solo per rispondere all’emergenza materiale, ma per ricostruire quei legami comunitari e umani capaci di sconfiggere la solitudine e ridare dignità a ogni persona.