Giugno 18, 2024

Commento al Vangelo di San Matteo 21, 1-11

<<Dite alla figlia di Sion: “Ecco a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro figlio di una bestia da soma”>>. (Mt”21,4-5)

Quello che più mi ha fatto riflettere e meditare, sul Vangelo della prima Liturgia che viene proclamato nella Commemorazione dell’ingresso di Cristo Signore in Gerusalemme: e come Gesù entra, non su un cavallo, che all’epoca erano animali da guerra, non su una mula che erano cavalcature regali, ma su un’asina che erano animali umili dediti ai lavori e allo spostamento della gente del tempo.

Non un messia guerriero, ma un Messia di Pace e Umiltà.

Ancora una volta il Vangelo, come per la nascita di Gesù, così per l’Opera di Salvezza offerta a noi presenta Gesù nella Sua piena umiltà.

Tutto questo, ancora non è chiaro alla folla che inneggia a Gesù con il titolo di Re, gridando “Osanna al figlio di Davide e tagliavano i rami degli alberi e gli stendevano i mantelli a terra” (Mt 21,8), come segno di sottomissione e di riverenza, non come segno di appartenenza e di figliolanza.

In Gesù non vedono un Re umile e di pace, ma un Re potente simile al re Davide, che con la forza e il potere avrebbe inaugurato il nuovo Regno di Israele. Gesù non è il figlio di Davide, non viene a togliere la vita, Gesù è il Figlio di Dio e offrirà la Sua vita per ognuno di noi.

Ecco perché la stessa folla che poco prima esultava e inneggiava al re figlio di Davide, sarà la stessa folla a gridare “Crocifiggilo, crocifiggilo”, per la delusione che non era il messia o il re potente che loro aspettavano, che con la forza era capace di risolvere le loro guerre, difficoltà e sofferenze.

Dopo questa prima riflessione, il Vangelo ancora si rivolge a tutti noi che partecipiamo a questo inizio della Settimana Santa e ci condurrà alla Domenica di Risurrezione.

Anche noi come quella folla, dobbiamo chiederci chi è per noi Gesù nella nostra vita, “Chi è costui?” (Mt 21,8).

Se l’abbiamo accolto come il Re potente o il Re Messia della Pace?

Soprattutto noi siamo chiamati ad interrogarci su chi è Gesù.

È una volta preso coscienza di chi è Gesù, come discepoli, se non l’abbiamo ancora fatto dobbiamo stendere i nostri mantelli sopra la cavalcatura del Signore (La cavalcatura intesa come Chiesa e Famiglia).

I mantelli che rappresentano la nostra totale adesione al Signore, il vero Messia di pace. Solo spogliando noi stessi permetteremo al Signore nostro di rivestirci e di riempirci del Suo Spirito.

Ecco il Giorno del Signore o Domenica della Pace, dove ci scambiamo questo augurio di pace e di fraternità, non sia un’abitudine o un augurio vuoto.

La pace cari fratelli è un Dono prezioso, di questa parola se ne è fatto in questi ultimi tempi, un abuso e un sopruso e gli abbiamo dato un senso fuorviante, tanto che si e arrivati a pensare che per costruire la pace bisogna fare o essere in guerra con il fratello.

Ma non è così! Il Dono della Pace bisogna chiederlo, desiderarlo, custodirlo con tutto noi stessi, pregando il Buon Dio che ce lo concedi.

Che questo inizio della Settimana Santa sia per tutti noi, e per le nostre famiglie un lavacro di rigenerazione e di svuotamento di noi stessi, per gustare la Gioia dell’Amore di Dio nella Risurrezione di Cristo Gesù Signore.

Ci aiuti sempre la nostra cara Mamma celeste, ci insegni Lei la via che porta alla vera Umiltà e alla vera Pace.

Auguri a tutti Voi e ai Vostri cari di una serena Domenica di Pace.  

Alfonso Nitto Diacono