Aprile 19, 2024

“IL SEMINATORE USCI’ A SEMINARE”

Commento al Vangelo di Matteo 13,1 – 23 (XV Domenica del Tempo Ordinario – Anno A)

Il Seminatore uscì a seminate”, tutti noi sappiamo che ogni buon seminatore semina dei semi che, maturati, producono cibo per la nostra nutrizione e dunque per vivere. Nel Vangelo di oggi, Gesù è il Seminatore ed i semi sono la sua Parola, che, se ascoltata ed accolta ci nutre e ci trasforma perché in essa c’è l’amore di Dio. Come i semi sono necessari per il nutrimento del nostro corpo, così i semi della Parola lo sono per la nostra anima.

Gesù semina la Sua Parola ovunque, in qualsiasi tipo di terreno, buono o meno buono, per Lui ciò non conta. Il Signore semina in qualsiasi tipo di terreno, non pensa come noi, la Sua bontà è infinita, Lui semina, semina, semina anche se il nostro cuore non è un terreno buono, spera e desidera fino alla fine che ci operiamo per farlo diventare tale.

Vediamo ora di che tipi di cuore parla il Seminatore Gesù: il primo cuore è quello che “ascolta la Parola ma non la comprende”, non la comprende non perché non è intelligente ma perché non si sforza neppure di capire; ascolta il Vangelo con la testa da un’altra parte, la Parola lo sfiora per un attimo e poco dopo l’ha già dimenticata. Questo è il cuore di chi non vede, non sente e non parla, e così alla fine della Messa, si esce vuoti come siamo entrati. Ci siamo lasciati rubare dal diavolo il seme che il Seminatore Gesù aveva seminato: è il seme seminato sulla strada.

Il secondo tipo di cuore è quello roccioso, che ha troppi sassi, entusiasta dopo aver ascoltato la Parola ma continua ad inciampare e a cadere: inizialmente, si impegna a vivere bene ma non permette che la Parola metta radici. Pensa infatti: “Troppa fatica, troppe tribolazioni, chi me lo fa fare! È meglio lasciar perdere”. È così il seme della Parola muore.

C’è il cuore in cui ci sono i rovi, è un peccato perché ora il nostro cuore ha compreso l’insegnamento di Gesù! Ma questo cuore sceglie la felicità che offre il mondo, sceglie la felicità che offre il mondo, sceglie la strada più comoda, la più facile, quella che non porta alla gioia eterna con il Padre. È il cuore che si ricorda di Dio solo nei momenti che non ha altre cose da fare, questo dice il Vangelo: “La preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non da frutto”.

Siamo ora arrivati all’ultimo cuore, quello che ascolta la Parola, la comprende e la mette in pratica. L’ascoltare e comprendere può essere facile, è il mettere in pratica che può essere complicato. A tutti noi capita di sbagliare, ma l’importante è avere un carattere a non scoraggiarsi, ad impegnarsi, sicuri della forza della Parola che ci aiuta a vivere secondo quello che ci chiede Gesù.

Questo è il cuore con il terreno buono, il cuore dei figli di Dio, il cuore di chi ce la mette tutta per percorrere la via più stretta, più difficile e in salita, ma l’unica che porta alla casa del Padre.

I nostri cuori sono l’insieme dei quattro di cui ci ha parlato il Signore. Il nostro impegno, allora, è far sì che questi diventino il terreno buono che vuole Gesù, affinché il seme della Parola metta radici, si trasformi in pianta che produce frutti. Tutto ciò è difficile, per ottenere le cose belle è necessario impegnarsi e sudare. Si, impegnarsi a sudare per il nostro Signore perché, in questo cammino verso il suo Regno, non saremo mai soli, sicuri che il Signore, nei momenti difficili, ci prenderà in braccio, pur di farci arrivare a casa Sua.

Diacono Carlo Forte