Giugno 18, 2024

Tu sei il Messia, il Figlio di Dio, colui che deve venire nel mondo

V Domenica di Quaresima commento

[…] «Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo

mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».

Di questo lungo vangelo di questa V domenica di Quaresima mi piace soffermarmi su questa iniziale pericope che ci riporta alla mente i vangeli delle precedenti domeniche che rimarcano i segni dell’acqua e poi quella luce. Sono i due elementi essenziali e centrali del sacramento del battesimo, del nostro battesimo! E lo sono, perché questo simbolismo dell’acqua e della luce ci prefigurano, ma direi ci indicano, la Via, la Verità, la Vita: Gesù Cristo! Se riflettiamo è la pericope che ci prepara in progressione all’esito centrale di questo brano: la Risurrezione di Lazzaro.

«Io sono la risurrezione e la vita»: è la solenne auto definizione di Gesù nella narrazione giovannea della risurrezione di Lazzaro. Gesù Messia nella I domenica, Gesù-Gloria di Dio nella II; Gesù-Acqua viva nella III; Gesù-Luce nella IV e Gesù-Vita, sono le tappe della grande catechesi biblica quaresimale e battesimale.

La visione surreale di Ezechiele è una potente scena di movimento, di creazione sotto l’irrompere dello Spirito di Dio. Sulle ossa secche, aride e morte appare la carne cioè la vita, ed ecco così un popolo nuovo, immenso, vivo, in piedi, pronto per il grande ritorno alla terra d’Israele.

Sia Ezechiele nella prima lettura che Paolo nella seconda ci danno lo schema per interpretare la scena di Betania, il villaggio di Lazzaro com’è oggi chiamato in arabo.

Anche qui abbiamo lo sfondo ancora: «luce e tenebre», ora alle ultime fasi prima del grande sacrificio a Gerusalemme («la sua ora non è ancora venuta»).

Due i quadri della narrazione:

1) il dialogo con Maria e Marta. Il colloquio parte da una rivelazione chiara in sé, ma ambigua per l’ascoltatore («tuo fratello risorgerà»), dove vediamo l’incomprensione di Marta («so che risusciterà nell’ultimo giorno»). E Gesù propone a Marta una seconda più luminosa rivelazione («io sono la risurrezione e la vita») e si pone sul piano dell’ Io sono di Dio in Esodo 3. Marta risponde da fedele illuminata, con una triplice solenne professione di fede: «Tu sei il Messia, il Figlio di Dio, colui che deve venire nel mondo».

2) La seconda e decisiva scena, quella della risurrezione. Gesù è ora ritto davanti alla roccia coperta dalla lastra tombale. Il cadavere è al «quarto giorno» quando cioè secondo le credenze semitiche il corpo ritornava definitivamente in polvere e il “soffio vitale” ritornava a Dio. Gesù prega il Padre e lo ringrazia. Così proclama la sua unità col Padre: «Lazzaro vieni fuori!». È questa la parola che ogni credente ascolterà alla fine della sua vita (Gv 5,25.28-29). Ecco che in Lazzaro possiamo dire: sono io. Io sono colui che tu ami, e che non accetterai mai di veder finire nel nulla della morte.

Con questo grandioso segno Gesù ha anticipato la forza liberatrice della sua risurrezione.  

Al messaggio di vita e di speranza di Ezechiele, fa eco anche l’inno allo «Spirito di vita» che è il capitolo centrale della Lettera ai Romani. Nel «corpo morto a causa del peccato» passa «lo Spirito che è vita», alla fragilità peccatrice subentra l’eternità liberatrice, alla caducità la stabilità, alla morte la vita. «Colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi».

“Questa è la nostra fede, è la fede della Chiesa e noi ci gloriamo di professarla…”

Concludo a tal proposito, riportando una vibrante esortazione che il vescovo Di Donna sabato 18/3/2023 ha rivolto ai diaconi della regione Campania a Pompei, dove ha evidenziato la grande crisi di secolarizzazione, di scristianizzazione in atto da tempo in Occidente (con riferimento alla ‘profezia’ del cardinale Ratzinger del 1969): “possa rinascere in ognuno di noi, popolo di Dio, la passione di evangelizzare e di annunciare il kerigma e cioè che Cristo Gesù è morto e risorto per tutti!”. A noi tutti tocca affrontare ogni giorno la battaglia della testimonianza certi che di Dio sarà la Vittoria.

Giuseppe Luise diacono