Aprile 19, 2024

Chiunque si esalta sarà umiliato e chi si umilia verrà esaltato

Meditazione del Vangelo (Lc18,9-14) di Domenica 23 ottobre 2022

XXX settimana del T.O.

L’importanza dell’esperienza della preghiera ci viene ancora una volta presentata dall’Evangelista Luca, così come già aveva fatto Domenica scorsa con la Parabola della vedova e del “giudice iniquo”. La perseveranza fiduciosa nella preghiera era il messaggio su cui abbiamo meditato. In questa trentesima domenica del Tempo Ordinario con la Parabola del fariseo e del pubblicano l’evangelista Luca pone innanzi a noi due stili di preghiera e ci chiarisce, in maniera inequivocabile, qual è l’ atteggiamento da assumere innanzi al Signore.

Entrambi i protagonisti della parabola sono dentro il tempio, ma a testimonianza che non è il luogo a garantire la fede ecco che Luca sottolinea i diversi contrastanti atteggiamenti del fariseo e del pubblicano. Il fariseo evidenzia la pochezza della sua relazione con Dio, poiché lascia sottintendere che l’ascolto del Signore dipenda dai nostri meriti, anzi è talmente sicuro di essere a posto con la coscienza che ringrazia il Signore “di non essere come quel pubblicano” che è salito con lui nel tempio a pregare. Invece di relazionarsi con Dio si pone in atteggiamento agonistico con il pubblicano.

Il pubblicano, con il suo modo di pregare e con il suo stesso corpo, evidenzia la grande forza della preghiera che è l’umiltà, il sapersi riconoscere peccatore e dunque bisognoso della Misericordia di Dio. Il perdono, infatti, ci viene concesso come un dono gratuito e non certo per i nostri presunti meriti.

Tutti e due avevano bisogno di essere perdonati, ma Gesù nella parabola ci dice che solo il pubblicano esce giustificato dal tempio, perché si è concretamente riconosciuto peccatore.

Tutti noi che condividiamo l’esperienza della realtà terrena, abbiamo bisogno di essere giustificati.

E allora proprio con la preghiera, quella autentica, cioè quella fatta con il cuore, chiediamo con forza al Signore la grazia dell’umiltà, con la quale non solo saremo ad Egli più graditi ma, prima di invocare il Suo Perdono, riusciremo a scrutare meglio il nostro cuore e a vedere le tante mancanze talvolta nascoste dalla presunzione del fariseo.

Accolito Corrado Bianco