Scuola della Carità. Il presente al di là dell’apparenza

Il mese di gennaio ha visto l’inizio del corso di formazione per adulti e giovani “ Il presente al di là dell’apparenza” della Scuola della carità.  Il corso vuole essere un’occasione per conoscere e riflettere su temi attualità letti alla luce del pensiero cristiano. Attraverso la riflessione di esperti e il racconto di testimoni si vuole dare una lettura più approfondita dei fatti e dei fenomeni sociali a cui assistiamo; si vuol far riflettere che non sempre ciò che i social e la televisione ci trasmettono è la realtà dei fatti e che ai problemi, anche quelli più gravi, è sempre bene ricercare una soluzione che abbia alla base la dignità e la promozione di ogni essere umano.

Il corso ha avuto inizio il 23 gennaio e ad aprire questa esperienza è stato il direttore della Caritas diocesana don Marco Russo. Il tema da lui esposto ha avuto come titolo “Costruire comunità dando valore alle persone”. Queste alcune sue parole: “Parlare di comunità non significa certo demandare alla comunità la responsabilità, ma piuttosto riconoscere che vi è una responsabilità, Parlare di comunità non significa delegare alle istituzioni, ma piuttosto significa fare riferimento a tutti i soggetti che sono parte di un contesto umano e ai legami che possono stabilirsi tra di loro. Dunque  si costruisce la comunità attraverso la pazienza dei legami: questo vale per la comunità cristiana come per la società civile.” Ma per costruire una comunità oltre alla responsabilità personale sono necessarie il senso di  corresponsabilità e di reciprocità. Inoltre le relazioni in una comunità diventano sane quando regna il dialogo e il rispetto delle identità.

A fronte di una chiusura egoistica e individualistica, ci suggerisce don Marco, cerca di proporre l’attenzione all’altro, l’incontro e l’accoglienza senza pregiudizi, riconoscendo il valore di ogni uomo; a fronte di una concezione utilitaristica della persona, cerca di proporre la relazione, la cura e la promozione del fratello in difficoltà, perché ci si faccia prossimi, diventando voce di chi non ha voce, nella convinzione che ciascuno ha una sua dignità intrinseca e diritti inalienabili; a fronte di un consumismo e di un benessere economico a ogni costo, cerca di proporre stili di vita improntati alla sobrietà e alla condivisione”.

Il secondo incontro sul tema “ Rete di comunità, esperienze a confronto” ha visto rispondere alle domande del nostro moderatore Rocco Papa, il dott. Alfonso Cantarella, presidente della Fondazione Carisal e la dott.ssa Carmen Guarino, direttore generale di Rete Solidale.  Il dott. Cantarella testimone di un’esperienza non profit quale quella della fondazione, ha raccontato quanto questa sia stata importante per la sua vita di imprenditore e come la conoscenza del territorio e delle sue risorse umane abbia poi agevolato il lavoro della fondazione stessa. L’attenzione per le fasce deboli e i giovani è una peculiarità della fondazione che vanta progetti importanti in questo ambito. La dott.ssa Guarino da parte sua, ha raccontato la nascita della sua vocazione verso le persone più disagiate e la modalità di rete che ha sempre attuato per dare risposte concrete all’intera collettività. Molto interessante il progetto di creazione di una pizzeria sociale all’interno del carcere di Salerno “Antonio Caputo” . Sono venti i detenuti che partecipano al progetto realizzato con il contributo della Camera di Commercio di Salerno e della fondazione Cassa di Risparmio Salernitana e con il supporto del Comune di Salerno, delle fondazioni Comunità Salernitana, che ha destinato il 5×1000 di tre anni fa a questa iniziativa, e Casamica. Fondamentale un  ‘fundraising’ realizzato in altrettanti ristoranti del territorio provinciale che ha raccolto 25mila euro. Un deposito al piano terra dell’istituto di pena di Fuorni dove erano accantonati scatoloni impolverati, una volta svuotato e ripulito dai dipendenti comunali, è diventato la sala dove sedersi e mangiare. Un corso di formazione, finanziato dalla Regione Campania, ha dato a dieci detenuti la possibilità di conseguire la qualifica professionale di pizzaiolo, un titolo spendibile una volta usciti dal carcere. 

Dunque è vero che il dialogo, il perseguire obiettivi per il bene comune rende tutti attivi e partecipi, nonostante le difficoltà che purtroppo, come hanno sottolineato entrambi i relatori, spesso sono legati a una visione politica cieca e chiusa dalle trame burocratiche.

Il mese di febbraio la Scuola della carità propone due incontri sull’accoglienza degli stranieri. Spesso quello che si sa sull’immigrazione è sempre molto poco, o molto relativo… la Scuola della carità invece vuole mostrarvi la parte bella della diversità con un incontro il 20 febbraio (h.19.00/20.30) su “Intercultura, globalizzazione, multietnia, valori che cambiano il mondo” con il Dott. Oliviero Forti, responsabile Ufficio Politiche Migratorie e Protezione Internazionale di Caritas Italiana e Caritas Europa e un altro il 27 febbraio (h.19.00/20.30)  su “Uscire da…” esperienze di sostegno e integrazione” con la partecipazione di suor Rita Giaretta, fondatrice della Comunità “Casa di Rut” e della dott.ssa Luciana Forlino, project manager per l’Ufficio Politiche migratorie e Protezione internazionale di Caritas Italiana.

Questi due incontri vedranno anche la presenza di una postazione per la raccolta di firme della campagna #IOACCOLGO per dire no all’odio e all’esclusione e sì all’accoglienza, alla solidarietà e all’uguaglianza.

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