Quaresima 2019

La Quaresima  segno sacramentale di conversione.

Il tempo della Quaresima è un cammino di quaranta giorni che ci impegna nell’ascolto della Parola, nella preghiera più intensa, nella penitenza e nella carità operosa, e ci conduce alla Pasqua di risurrezione.

La nostra fede è come la cenere, tiepida e inconsistente!

La nostra speranza è come la cenere: leggera e portata via dal vento!

Viviamo questo tempo come tempo favorevole e di grazia, affinché diventi lo spazio in cui il soffio dello Spirito Santo possa accendere il fuoco che cova sotto le nostre ceneri.

La Quaresima è il tempo privilegiato del pellegrinaggio interiore verso Colui che è la fonte della misericordia. È un pellegrinaggio in cui Lui stesso ci accompagna attraverso il deserto della nostra povertà, sostenendoci nel cammino verso la gioia intensa della Pasqua.

Ecco allora un’altra Quaresima, Signore, puntuale ogni anno, come la primavera.

La Chiesa ci invita ad intraprendere un cammino di conversione per celebrare in verità la tua Pasqua di morte e risurrezione e rinascere a vita nuova.

Sono le tue parole a guidarci per questo percorso austero in cui ognuno è chiamato a fare i conti con se stesso, ma anche a scoprire la smisurata grandezza del Tuo amore per noi.

Tu ci chiedi di vegliare sul nostro cuore perché è da lì che nasce il male e il bene, l’egoismo e la generosità, la gelosia e lo spirito fraterno.

Tu ci chiedi di aprire il nostro cuore al tuo sguardo di misericordia, alla luce che viene da te, per lasciarci trasformare e guarire dal tuo Spirito.

Tu ci chiedi di dilatare e ringiovanire il nostro cuore: di lasciarci alle spalle le antiche grettezze ed ottusità per farlo pulsare al ritmo del tuo.

Allora saremo disposti a praticare una nuova solidarietà, capace di cambiare questa terra in una casa di fratelli.

Con le parole del Papa Francesco:

  • Diciamo no all’intemperanza
  • No alla legge del più forte sul più debole.   
  • No alla avidità, alla brama per uno smodato benessere, al disinteresse per il bene degli altri e spesso anche per il proprio – porta allo sfruttamento del creato, persone e ambiente, secondo quella cupidigia insaziabile che ritiene ogni desiderio un diritto e che prima o poi finirà per distruggere anche chi ne è dominato.
  • Si alla rivelazione dei figli di Dio
  • Chiamati a restaurare il nostro volto e il nostro cuore di cristiani, tramite il pentimento, la conversione e il perdono, per poter vivere tutta la ricchezza della grazia del mistero pasquale.
  • L’“impazienza”, l’attesa del creato troverà compimento quando si manifesteranno i figli di Dio, cioè quando i cristiani e tutti gli uomini entreranno decisamente in questo “travaglio” che è la conversione

Quaresima 2019 per un cammino comune della Caritas Diocesana

Da Dio noi riceviamo, dono divino della Salvezza, l’offerta della riconciliazione. Le opere che il Vangelo ci suggerisce, gli impegni quaresimali che esprimono la nostra conversione, l’elemosina, la preghiera, il digiuno, sono la nostra risposta a questa iniziativa redentiva partita da Dio; risposta che non va sbandierata, che non deve essere per noi motivo di autocompiacimento, proprio perché non ha la sua origine in noi, ma in questo atto di misericordia gratuita e infinita con il quale il Signore ci ha amati nel dono del Suo Figlio.

Esercitare la carità, coltivare la comunione con il Padre nell’orazione, esercitarsi nelle rinunce ai beni relativi di questo mondo, sono esigenze che devono nascere da un cuore che ha preso coscienza di quanto folle sia stato il nostro dare le spalle a Dio con il nostro peccato, noi che siamo solo polvere e cenere; devono essere atteggiamenti di conversione che ci restituiscano all’abbraccio del Padre, che abita nel segreto, nell’intimo della nostra coscienza, e non cessa di invitarci a tornare a Lui, specialmente nel “tempo favorevole” della Quaresima, che oggi si apre.

In questa quaresima vorrò impegnarmi affinché Il Potere del segno di croce, sia  nostro distintivo e difesa.

Non vergogniamoci quindi di confessare la nostra fede nel Crocifisso.

Facciamo in ogni occasione e con libertà il segno della croce segnando con le dita la fronte, il pane che mangiamo e le bevande che prendiamo; segniamoci quando usciamo e quando entriamo a casa, quando ci svegliamo e prima di abbandonarci al sonno, prima di intraprendere le azioni della nostra giornata.

È un grande mezzo di difesa, dono graziosamente elargito da Dio ai bisognosi, gesto cui dà forza la grazia di Dio e che i deboli possono tracciare senza sforzo, segno dei fedeli che terrorizza i demoni perché colui che trionfò sulla croce lo propose come modello e trofeo.

Quando infatti i demoni vedono la croce si ricordano di colui che in essa fu confitto e lo temono come colui che ha schiacciato ogni testa al dragone.

Non disprezzarne il segno come dono trascurabile, ma onoralo come dono col quale puoi sempre più onorare il tuo benefattore.

Senza dubbio ogni azione di Cristo è fonte di gloria per la Chiesa cattolica; ma la croce è la gloria delle glorie. È proprio questo che diceva Paolo: lungi da me il gloriarmi se non nella croce di Cristo (cfr. Gal 6,14).

Fu certo una cosa straordinaria che quel povero cieco nato riacquistasse la vista presso la piscina di Sìloe.

Ma cos’è questo in paragone dei ciechi di tutto il mondo?

Cosa eccezionale e fuori dell’ordine naturale che Lazzaro, morto da ben quattro giorni, ritornasse in vita. Ma questa fortuna toccò a lui e a lui soltanto.

Che cosa è mai se pensiamo a tutti quelli che, sparsi nel mondo intero, erano morti per i peccati?

Stupendo fu il prodigio che moltiplicò i cinque pani fornendo il cibo a cinquemila uomini con l’abbondanza di una sorgente.

Ma che cosa è questo miracolo quando pensiamo a tutti coloro che sulla faccia della terra erano tormentati dalla fame dell’ignoranza?

Così pure fu degno di ammirazione il miracolo che in un attimo liberò dalla sua infermità quella donna che Satana aveva tenuta legata da ben diciotto anni.

Ma anche questo che cos’è mai in confronto della liberazione di tutti noi, carichi di tante catene di peccati?

La gloria della croce ha illuminato tutti coloro che erano ciechi per la loro ignoranza, ha sciolto tutti coloro che erano legati sotto la tirannide del peccato e ha redento il mondo intero.    

Non dobbiamo vergognarci dunque della croce del Salvatore, anzi gloriamocene. Perché se è vero che la parola «croce» è scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani, per noi è fonte di salvezza.    

Se per quelli che vanno in perdizione è stoltezza, per noi che siamo stati salvati è fortezza di Dio. Infatti non era un semplice uomo Colui che diede la vita per noi, bensì il Figlio di Dio, Dio stesso fattosi uomo.    

Se una volta quell’agnello, immolato secondo la prescrizione di Mosè, teneva lontano l’Angelo sterminatore, non dovrebbe avere maggiore efficacia per liberarci dai peccati l’Agnello che toglie il peccato del mondo? Se il sangue di un animale irragionevole garantiva la salvezza, il sangue dell’Unigenito di Dio non dovrebbe recarci la salvezza nel vero senso della parola? 

Egli non morì contro la sua volontà, né fu la violenza a sacrificarlo, ma si offri di propria volontà. Ascolta quello che dice: Io ho il potere di dare la mia vita ed il potere di riprenderla (cfr. Gv 10,18). Egli dunque andò incontro alla sua passione di propria volontà, lieto di un’opera così sublime, pieno di gioia dentro di sé per il frutto che avrebbe dato, cioè la salvezza degli uomini. Non arrossiva della croce, perché procurava la redenzione al mondo. Né era un uomo da nulla colui che soffriva, bensì Dio fatto uomo, e come uomo tutto proteso a conseguire la vittoria nell’obbedienza.    

Perciò la croce non sia per te fonte di gaudio soltanto in tempo di tranquillità, ma confida che lo sarà parimenti nel tempo della persecuzione. Non ti avvenga di essere amico di Gesù solo in tempo di pace e poi nemico in tempo di guerra.    

Ora ricevi il perdono dei tuoi peccati e i grandi benefici della donazione spirituale del tuo Re e così, quando si avvicinerà la guerra, combatterai da prode per il tuo Re.   

È stato crocifisso per te Gesù, che nulla aveva fatto di male: e tu non ti lasceresti crocifiggere per lui che fu inchiodato sulla croce per te?

Non sei tu a fare un dono, ma a riceverlo prima ancora di essere in grado di farlo, e in seguito, quando vieni a ciò abilitato, tu rendi semplicemente il contraccambio della gratitudine, sciogliendo il tuo debito a colui che per tuo amore fu crocifisso sul Golgota. (CIRILLO DI GERUSALEMME s., Catechesi 13,1.3.6.23; PG 33,771-774.779.799.802).

Durante la Quaresima la Caritas chiede un momento di condivisione per non lasciare indietro i più poveri.

Non facciamoci trascinare dalle tentazioni d’oggi, non giudichiamo, non attardiamoci nelle analisi, c’è il povero che grida al Signore, siamo chiamati a dare ascolto.

La  quarta domenica di Quaresima, in cui la Chiesa diocesana in Salerno Campagna Acerno celebra la Giornata della carità, Gesù viene accusato dagli scribi e dai farisei che dicevano: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».

Accusato perché avvicina i diversi, gli emarginati: perché ama, perché svolge un’azione di vicinanza verso le persone rifiutate. Lui risponde con la parabola del “figliol prodigo”. Evidenziando la misericordia del padre che accoglie il figlio dopo il suo tradimento. Finché ci soffermiamo sul peccato e sul male che l’altro ha compiuto, rischiamo di identificarlo col suo male. Invece, la parabola dice e celebra una realtà semplice e rivoluzionaria: tu puoi anche sbagliare, ma non sei sbagliato! Il tempo di Quaresima è il periodo nel quale la Chiesa propone di guardarsi alla luce della storia di Gesù e del suo Vangelo. Mettendo al centro il suo volere, la sua giustizia e il suo Regno.

In questo tempo la Caritas invita a vegliare perché non si perda di vista la necessità di vivere il perdono e la riconciliazione, ascoltando le grida sommesse di tante persone che non riescono ad essere riconosciute, comprese, valorizzate. Oppressi anche dall’indifferenza di coloro che possono, che hanno, che fanno le regole che li rendono “altri” da loro, riducendoli così ad esseri inutili, scarti o invasori.

Don Marco Russo Direttore Caritas di Salerno Campagna Acerno


MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCOPER LA QUARESIMA 2019

«L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8, 19)

Cari fratelli e sorelle, ogni anno, mediante la Madre Chiesa, Dio «dona ai suoi fedeli di prepararsi con gioia, purificati nello spirito, alla celebrazione della Pasqua, perché […] attingano ai misteri della redenzione la pienezza della vita nuova in Cristo» (Prefazio di Quaresima 1). In questo modo possiamo camminare, di Pasqua in Pasqua, verso il compimento di quella salvezza che già abbiamo ricevuto grazie al mistero pasquale di Cristo: «nella speranza infatti siamo stati salvati» (Rm 8,24). Questo mistero di salvezza, già operante in noi durante la vita terrena, è un processo dinamico che include anche la storia e tutto il creato. San Paolo arriva a dire: «L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8,19). In tale prospettiva vorrei offrire qualche spunto di riflessione, che accompagni il nostro cammino di conversione nella prossima Quaresima.

  1. La redenzione del creato

La celebrazione del Triduo Pasquale della passione, morte e risurrezione di Cristo, culmine dell’anno liturgico, ci chiama ogni volta a vivere un itinerario di preparazione, consapevoli che il nostro diventare conformi a Cristo (cfr Rm 8,29) è un dono inestimabile della misericordia di Dio.

Se l’uomo vive da figlio di Dio, se vive da persona redenta, che si lascia guidare dallo Spirito Santo (cfr Rm 8,14) e sa riconoscere e mettere in pratica la legge di Dio, cominciando da quella inscritta nel suo cuore e nella natura, egli fa del bene anche al creato, cooperando alla sua redenzione. Per questo il creato – dice san Paolo – ha come un desiderio intensissimo che si manifestino i figli di Dio, che cioè quanti godono della grazia del mistero pasquale di Gesù ne vivano pienamente i frutti, destinati a raggiungere la loro compiuta maturazione nella redenzione dello stesso corpo umano. Quando la carità di Cristo trasfigura la vita dei santi – spirito, anima e corpo –, questi danno lode a Dio e, con la preghiera, la contemplazione, l’arte coinvolgono in questo anche le creature, come dimostra mirabilmente il “Cantico di frate sole” di San Francesco d’Assisi (cfrEnc. Laudato si’, 87).

Ma in questo mondo l’armonia generata dalla redenzione è ancora e sempre minacciata dalla forza negativa del peccato e della morte.

2. La forza distruttiva del peccato

Infatti, quando non viviamo da figli di Dio, mettiamo spesso in atto comportamenti distruttivi verso il prossimo e le altre creature – ma anche verso noi stessi – ritenendo, più o meno consapevolmente, di poterne fare uso a nostro piacimento.

L’intemperanza prende allora il sopravvento, conducendo a uno stile di vita che vìola i limiti che la nostra condizione umana e la natura ci chiedono di rispettare, seguendo quei desideri incontrollati che nel libro della Sapienza vengono attribuiti agli empi, ovvero a coloro che non hanno Dio come punto di riferimento delle loro azioni, né una speranza per il futuro (cfr 2,1-11).

Se non siamo protesi continuamente verso la Pasqua, verso l’orizzonte della Risurrezione, è chiaro che la logica del tutto e subito, dell’avere sempre di più finisce per imporsi.

La causa di ogni male, lo sappiamo, è il peccato, che fin dal suo apparire in mezzo agli uomini ha interrotto la comunione con Dio, con gli altri e con il creato, al quale siamo legati anzitutto attraverso il nostro corpo. Rompendosi la comunione con Dio, si è venuto ad incrinare anche l’armonioso rapporto degli esseri umani con l’ambiente in cui sono chiamati a vivere, così che il giardino si è trasformato in un deserto (cfr Gen 3,17-18). Si tratta di quel peccato che porta l’uomo a ritenersi dio del creato, a sentirsene il padrone assoluto e a usarlo non per il fine voluto dal Creatore, ma per il proprio interesse, a scapito delle creature e degli altri.

Quando viene abbandonata la legge di Dio, la legge dell’amore, finisce per affermarsi la legge del più forte sul più debole. Il peccato che abita nel cuore dell’uomo (cfr Mc 7,20-23) – e si manifesta come avidità, brama per uno smodato benessere, disinteresse per il bene degli altri e spesso anche per il proprio – porta allo sfruttamento del creato, persone e ambiente, secondo quella cupidigia insaziabile che ritiene ogni desiderio un diritto e che prima o poi finirà per distruggere anche chi ne è dominato.

3. La forza risanatrice del pentimento e del perdono

Per questo, il creato ha la necessità impellente che si rivelino i figli di Dio, coloro che sono diventati “nuova creazione”: «Se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove» (2 Cor 5,17). Infatti, con la loro manifestazione anche il creato stesso può “fare pasqua”: aprirsi ai cieli nuovi e alla terra nuova (cfr Ap 21,1). E il cammino verso la Pasqua ci chiama proprio a restaurare il nostro volto e il nostro cuore di cristiani, tramite il pentimento, la conversione e il perdono, per poter vivere tutta la ricchezza della grazia del mistero pasquale.

Questa “impazienza”, questa attesa del creato troverà compimento quando si manifesteranno i figli di Dio, cioè quando i cristiani e tutti gli uomini entreranno decisamente in questo “travaglio” che è la conversione. Tutta la creazione è chiamata, insieme a noi, a uscire «dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm 8,21).

La Quaresima è segno sacramentale di questa conversione.

Essa chiama i cristiani a incarnare più intensamente e concretamente il mistero pasquale nella loro vita personale, familiare e sociale, in particolare attraverso il digiuno, la preghiera e l’elemosina.

Digiunare, cioè imparare a cambiare il nostro atteggiamento verso gli altri e le creature: dalla tentazione di “divorare” tutto per saziare la nostra ingordigia, alla capacità di soffrire per amore, che può colmare il vuoto del nostro cuore. Pregare per saper rinunciare all’idolatria e all’autosufficienza del nostro io, e dichiararci bisognosi del Signore e della sua misericordia. Fare elemosina per uscire dalla stoltezza di vivere e accumulare tutto per noi stessi, nell’illusione di assicurarci un futuro che non ci appartiene. E così ritrovare la gioia del progetto che Dio ha messo nella creazione e nel nostro cuore, quello di amare Lui, i nostri fratelli e il mondo intero, e trovare in questo amore la vera felicità.

Cari fratelli e sorelle, la “quaresima” del Figlio di Dio è stata un entrare nel deserto del creato per farlo tornare ad essere quel giardino della comunione con Dio che era prima del peccato delle origini (cfr Mc 1,12-13; Is 51,3). La nostra Quaresima sia un ripercorrere lo stesso cammino, per portare la speranza di Cristo anche alla creazione, che «sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm 8,21). Non lasciamo trascorrere invano questo tempo favorevole! Chiediamo a Dio di aiutarci a mettere in atto un cammino di vera conversione. Abbandoniamo l’egoismo, lo sguardo fisso su noi stessi, e rivolgiamoci alla Pasqua di Gesù; facciamoci prossimi dei fratelli e delle sorelle in difficoltà, condividendo con loro i nostri beni spirituali e materiali. Così, accogliendo nel concreto della nostra vita la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte, attireremo anche sul creato la sua forza trasformatrice.

Scarica la Lettera in PDF
Condividi