“Ormai solo un Dio ci può salvare!”

Pensiero per l’Avvento del direttore don Marco Russo

Ormai solo un Dio ci può salvare!”

È quanto l’uomo afferma guardando al presente.

Il tempo di Avvento irrompe nelle nostre giornate per ricordarci l’invocazione del profeta e le grida dei tanti che aspettano la salvezza.

Queste grida, spesso lontane dalle nostre orecchie, sono in realtà la vera nostra coscienza. Esse ci aiutano a comprendere il senso concreto dell’Avvento e ci spingono a non restare addormentati nella nostra ricchezza e nella nostra avara tranquillità.

L’Avvento, come tutti i tempi liturgici, è un tempo “debole” rispetto ai tempi “forti” dei nostri affari e dei nostri interessi: sono questi ultimi, infatti, a occupare robustamente il cuore e la mente e a scandire i giorni.

L’Avvento arriva, ma è facile non accorgersene; spesso non è neppure indicato nei comuni calendari, e se anche è notato non fa comunque cambiare vita o abitudini alle nostre città e ai nostri paesi, come accade invece con altre scadenze (scolastiche, amministrative, astrali…). Il tempo della liturgia non segue le scansioni del mondo. Ma non per questo non lo riguarda. Il tempo liturgico è il tempo di Dio che entra in quello degli uomini. Ed è misurato dal mistero stesso di Gesù.

• Tre persone

I protagonisti dell’Avvento, che ci guidano all’incontro con Gesù, sono tre.

Il primo è Isaia, ilprofeta più monumentale e ricco di testi messianici. La illimitata certezza della sua fede nel fatto che Dio avrebbe dato in dono il suo Messia e la sua salvezza, gli hanno fatto trovare parole sublimi, che ancor oggi sono l’interpretazione più alta dell’anelito dell’uomo verso Dio.

La seconda figura centrale è Giovanni Battista. Il popolo cristiano si porta in spirito sulle rive del fiume Giordano e con intensità si abbandona all’atmosfera di attesa gioiosa e di severo invito alla conversione, valido per tutti i tempi.

La terza figura centrale è la Madre dell’Atteso, Maria SS. I fedeli che vivono con la liturgia lo spirito dell’Avvento, considerando l’ineffabile amore con cui la Vergine attese il Figlio, sono invitati ad assumerla come modello, e a prepararsi per andare incontro al Salvatore che viene “vigilanti nella preghiera, esultanti nella lode”” (Marialis Cultus 4).

La festa dell’Immacolata Concezione, che celebriamo all’inizio dell’Avvento (8 dicembre) non rompe l’unità di questo tempo. Maria Immacolata è il capolavoro iniziale dell’umanità salvata, il frutto più prezioso nella venuta del Signore. Il tempo d’Avvento è il vero mese mariano.

• Tre venute

L’Avvento contempla tre venute di Gesù.

Prima di tutto la venuta storica del Signore in questo mondo: nel grembo di Maria e nella nascita a Betlemme.

Poi la sua venuta nella nostra comunità cristiana, qui, oggi, dove siamo chiamati a convertirci e a rendere visibile con la nostra vita la sua presenza buona e benefica.

Infine, la grande venuta: la sua manifestazione alla fine dei tempi. Proprio con la riflessione su quest’ultima prende inizio l’Avvento, nella prima delle quattro domeniche.

 Il consumismo e l’amore cristiano

I cristiani non ignorano che l’Avvento coincide con la grandiosa “operazione commerciale Natale”.

Pur accettando ciò che c’è di gentile e delicato nell’usanza del “regalo natalizio”, la comunità cristiana si pone come segno alternativo in una società che, facendo leva sul consumismo, ha diviso il mondo in due aree: quella occupata da persone annoiate e disperate dal “vuoto” di una vita riempita di cose; e quella dove si ammassano le persone in preda alla fame e al sottosviluppo.

Convertirsi significa svegliarsi da una mentalità pagana che ogni giorno s’insinua nel nostro modo di pensare e di agire.

Prendere coscienza del nostro egoismo, della indifferenza, del fastidio per chi soffre.

I poveri saranno la verifica vivente di questa nostra conversione: se consisterà solo in “belle parole” o se penetrerà fino in fondo alla nostra vita.

 “Questo è il digiuno che Dio vuole da te: sciogliere le catene inique, rimandare liberi gli oppressi, spezzare ogni giogo e dividere il pane con l’affamato” (Is 58). Non occorre andare a cercarli lontano, i poveri. Accanto a noi, a pochi metri da casa nostra, esiste una miseria nascosta, che ha vergogna di manifestarsi, che non osa domandare nulla. È Cristo che soffre in silenzio e muore accanto a noi.

Bisogna aiutarli, presto, senza umiliare la loro dignità.

Alla conversione, i cristiani con la loro testimonianza e la loro voce chiamano tutta la comunità umana. Papa Paolo VI, rivolto a tutti gli abitanti della Terra, disse: “Quando tanti popoli hanno fame, quando tante famiglie sono nella miseria, quando restano da costruire tante scuole, tanti ospedali, ogni sperpero pubblico e privato, ogni corsa agli armamenti diventa uno scandalo intollerabile”.

“Viene il mattino…” (Is 21,12)

In questi giorni parla ai nostri cuori perché noi lo annunciamo con coraggio: “la missione della Chiesa non contrasta con il rispetto delle altre tradizioni religiose e culturali. Cristo non toglie nulla all’uomo, ma gli dona pienezza di vita, di gioia, di speranza”. Di questa speranza siamo chiamati anche noi a “rendere ragione” (cf 1 Pt 3,15), nei diversi contesti in cui viviamo e operiamo.

Il cristiano attende l’unica persona che ha il potere di renderlo felice: Cristo.

Il tempo che ci separa dall’incontro è tempo di attesa, di desiderio, di gioia.

È tempo di amore.

Il cristiano attende perché “Viene il mattino…”.

Dio si fa vicino, viene a incontrarci.

A stare con noi.

La sua venuta ricomporrà la pace, sanerà le ferite, rinnoverà il mondo.

Maria, in questo Avvento, ci educhi ad attendere, ci educhi a Cristo.

Sia tempo di preghiera e di carità, tempo per rinnovare la nostra vita, tempo per la Messa domenicale, per il Signore. Lui ci riempirà dei suoi doni.

Non mi resta che auguraci: Buon Avvento!

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