Morto il clochard amico della Caritas. Lettera a Dipo.

Dramma a Salerno, è morto Dipo, il ricordo dell’avvocato Alessandro La Torraca della Caritas di Salerno.
Dipo era uno straniero senza fissa dimora e aveva lavorato presso il mercato di via Piave, ma poi, a seguito di problemi di dipendenza dall’alcol, aveva perso casa e impiego, finendo in strada. Più volte aiutato dai volontari della Caritas fino al tragico epilogo.

Lettera a Dipo

Poche ore fa, è morto Dipo, un fratello, un vero amico mio e della Caritas diocesana  Salerno – Campagna – Acerno.

Caro Dipo sei morto,  ancora giovane, fuoriuscito dal tuo Paese per ragioni non di povertà, bensì di estrema miseria, e che hai condotto in Italia metà della tua esistenza terrena, lontano da quella terra dove, come mi dicevi, era rimasta solo la tua mamma analfabeta ed a cui, periodicamente, inoltravi piccole somme di denaro per garantirne il sostentamento.

Ci siamo conosciuti molti anni addietro, e, quale fratello fruitore dei servizi della Caritas, ti sei sempre dimostrato rispettoso degli operatori della Caritas suddetta, senza chiedere, né tanto meno pretendere,  mai nulla di più di quanto umanamente potessimo darti.

Quante me ne hai fatte passare, caro Dipo!

La guerra da affrontare e combattere per superare i problemi ,anche comprensibili, creati dalla burocrazia del tuo Paese e dell’Italia, per i bisognosi, non finisce mai.

Voglio solo ricordare alcuni degli impegni affrontati insieme,  “accompagnamenti” resi possibili dalla carità esercitata dal Direttore della Caritas, don Marco Russo, che ha sempre fatto fronte a tutte le nostre richieste, anche economiche, per  il pagamento dei viaggi a Roma, per il costo da affrontare per i certificati ed i documenti  necessari per rinnovare i permessi di soggiorno e non solo. Ricordo i nostri  recenti plurimi viaggi a Roma, presso il Consolato della Repubblica Popolare del Bangladesh, per ottenere il rilascio, ex novo, del passaporto, che avevi lasciato inopinatamente scadere senza prorogarlo per tempo – come ti invitavo, invece, a fare – perché eri impegnato, dovevi lavorare, e ciò comportò difficoltà ulteriori e diverse rispetto ad un tempestivo rinnovo, fra l’altro, con ulteriori aggravi di spese.

Ed ancora: la sottoposizione ai rilievi foto dattiloscopici a Roma, sempre in occasione del rilascio del nuovo passaporto,  la fila all’aperto da dovere osservare di buon mattino, talvolta sotto pioggia battente e senza  alcuna copertura, prima di potere accedere agli uffici, il silenzio surreale che si creò in quell’ufficio, quando alla specifica domanda che ti rivolse l’operatore, “quale religione professa”, rispondesti “sono cattolico” e sembrava che il terminale, dove dovevano essere inserite le tue risposte e quelle dei tuoi connazionali, avesse, in quell’occasione, difficoltà a registrare  una risposta di tal guisa.

Ed infine, quando all’ultimo appuntamento presso il Consolato –  appuntamento come sempre predeterminato nell’ora e nel giorno dall’ufficio e non da noi, non essendo stato rispettato, ampiamente, dagli operatori dello stesso ufficio- iniziai a fare le mie rimostranze (avevamo, fra l’altro, già acquistato i biglietti del treno per il ritorno a Salerno nel primo pomeriggio), ci invitarono ad uscire ed a ritornare dopo “alcune ore”, perché i vertici, che avrebbero dovuto soltanto apporre una firma, non potevano osservare i tempi previsti, in quanto essendo venerdì, si sarebbero dovuti recare in Moschea per la preghiera di mezzogiorno, e la tua saggezza fece in modo da convincermi a tralasciare le polemiche ed a fare quello che ci era stato detto.

Ma rimanevo sempre stupito dal fatto che mentre io, che sono un privilegiato, abituato alle comodità della vita occidentale, protestavo per queste avversità nei vari uffici italiani e non solo, tu eri seraficamente sempre obbediente. Tutto questo perché, caro Dipo, hai, di certo, dovuto superare nella tua vita ben altre vere difficoltà inenarrabili.

Ed infine quando il giorno dell’Assunzione della Vergine Maria al Cielo ultimo scorso, ci siamo “incontrati” in Ospedale, rimanendo tu, sorpreso, che anche quel giorno non ti avessi lasciato solo.

Ti voglio ricordare per la persona che eri, nella realtà, senza orpelli.

Sei stato un fratello, un vero amico fedele e leale, una persona perbene, in una parola, un mite, un umile di cuore, un semplice con cui ho avuto l’onore di condividere anche momenti di preghiera.

Ma si sa, a nostro Signore piacciono proprio i Suoi figli come te, semplici, puri di cuore e mi piace pensare che sei già in Paradiso, accolto dagli Angeli in festa, Angeli, che, sicuramente, non ti avranno chiesto di esibire i documenti e non ti avranno fatto attendere all’addiaccio.

La Caritas non ti abbandonerà neanche adesso, sia per le esequie ed una degna sepoltura a Salerno, sia qualora fosse necessario o opportuno organizzare, un rientro della tua salma in Bangladesh.  Di certo non resterai in una cella frigorifera dell’obitorio dell’Ospedale di Salerno, e tutti gli operatori della suddetta Caritas, guidati da don Marco, si riuniranno per pregare per te, perché non siamo un’associazione né un’agenzia di servizi.

Ho notato che sul web, sono state evidenziate anche presunte caratteristiche negative (senza fissa dimora, problemi relativi all’assunzione di alcool) che, alcuni, forse, per completezza hanno voluto indicare, e che ti avrebbero riguardato. Voglio solo ricordare a tutti noi, che quelle tue fragilità, proprio quelle, mi facevano intravedere in te, quando venivi allo Sportello legale della Caritas diocesana, la carne viva di nostro Signore sofferente in croce.

Sei stato forte, non eri un debole, la tua vita è stata un successo, anche questa volta hai vinto tu.

Ribadisco: io ho perso un fratello, adesso, proprio tu, mi hai reso più povero, caro Dipo!

P.S.: colgo l’occasione per invitare,  chi leggerà questa lettera, a segnalare agli uffici della Caritas diocesana di Salerno,qualora ne fosse a conoscenza, il numero di cellulare del fratello di Dipo che dovrebbe vivere e lavorare a Venezia, unica persona della famiglia, a suo dire, presente in Italia, ma di cui non mi ha mai saputo indicare un esatto recapito telefonico.

Ciao, caro Dipo.

Alessandro La Torraca.

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