L’attività del dormitorio “Gesù Misericordioso”

Le attività del dormitorio “Gesù Misericordioso” oltre a donare un’esperienza emotiva per i
volontari che riescono a fornire il loro prezioso contributo sono di rilevante importanza, quasi
vitale, per chi le riceve.
Quando si parla di persone, con le loro storie ed il loro vissuto traumatico, si tende a focalizzare
l’attenzione su tutto ciò che li ha portati a vivere questo status di precaria indigenza e solitudine ,
per cui è difficile contenere queste storie in semplici numeri che possono sembrare freddi e poco
indicativi.
Il dormitorio “Gesù Misericordioso” accoglie per 12 mesi l’anno persone senza fissa dimora per
periodi di variabile durata. Ad esso è collegato il Centro Diurno “San Francesco di Paola” che
completa la sua opera nelle ore antimeridiane.
Nel periodo gennaio/settembre 2020 sono state accolte in media 15 persone al giorno le quali hanno usufruito dei seguenti servizi giornalieri: doccia, cena, pernottamento e colazione.
Durante la chiusura imposta dal governo per la diffusione del virus Covid-19 il dormitorio ha
proseguito e ampliato la sua missione ponendosi come unico luogo possibile di ristoro e quarantena per chi non poteva godere di un proprio tetto.
E’ stato svolto un lavoro da parte degli operatori di accompagnamento, assistenza, prevenzione e
monitoraggio degli ospiti presenti.
Tutto ciò si è reso possibile nonostante l’assenza dei volontari per imposizioni governative soltanto grazie alla solerzia degli operatori, degli educatori ma soprattutto degli ospiti stessi che hanno avvertito il senso di cura che veniva loro offerto, contraccambiandolo con rispetto e dedizione verso le attività che venivano loro proposte per poter affrontare al meglio le ore di chiusura.
Questo esperimento ancora oggi ha creato un ponte di collaborazione e si è consolidato come un
pilastro educativo dal quale porre le basi per le attività del futuro.
In definitiva però occorre sempre ricordare che non possiamo avvertire la presunzione di aver
risolto una problematica così ampia e che il freddo non è il solo deterrente per queste persone.

E’ necessario pensare a strade nuove, a rafforzare quelle già esistenti ed è fondamentale non sentirsi mai arrivati nella propria opera.

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