Giornata per la custodia del Creato. Il messaggio della Caritas

“Quante sono le tue opere, Signore” (Sal. 104, 24) Coltivare la biodiversità

Messaggio per la Giornata nazionale per la Custodia del Creato (1° settembre 2019)

Carissimi, mi inserisco brevemente nella riflessione che scaturirà in ciascuno, in occasione di questa giornata, perché diventi la Giornata del Cristiano, per condividere con voi, aiutato dalla lettera -messaggio della Chiesa italiana, perché in me e spero in voi non cada nel nulla questo contributo che il Creato attende da noi.

 Si, Il Creato attende

Il Messaggio inviato da papa Francesco per la Quaresima 2019 ci ricordava che il creato attende ardentemente la manifestazione dei figli di Dio: attende, cioè, che finalmente gli esseri umani manifestino la loro realtà profonda di figli, anche in comportamenti di amore e di cura per la ricchezza della vita. Solo un’umanità così rinnovata sarà all’altezza della sfida posta dalla crisi socio-ambientale: che lo Spirito creatore guidi ogni uomo e ogni donna ad un’autentica conversione ecologica, secondo la prospettiva dell’ecologia integrale della Laudato si’, perché – nel dialogo e nella pace tra le diverse fedi e culture la famiglia umana possa vivere sostenibilmente sulla terra che ci è stata donata.

Senza smarrirci in pensieri e in propositi affrontiamo in modo diretto questa richiesta che ci viene dal Creato che attende me, te.

Che fare allora?

La stessa Laudato sì’ ricorda che «siamo chiamati a diventare gli strumenti di Dio Padre, perché il nostro pianeta sia quello che Egli ha sognato nel crearlo e risponda al suo progetto di pace bellezza e pienezza» (n.53): siamo chiamati, dunque, a convertirci, facendoci custodi della terra e della biodiversità che la abita.

Favorire le pratiche di coltivazione realizzate secondo lo spirito con cui il monachesimo ha reso possibile la fertilità della terra senza modificarne l’equilibrio.

Utilizzare nuove tecnologie orientate a valorizzare, per quanto possibile, il biologico.

Conoscere e favorire le istituzioni universitarie e gli enti di ricerca, che studiano la biodiversità e operano per la conservazione di specie vegetali e animali in via di estinzione.

Opporsi, si e con forza della preghiera e dell’azione concreta, a tante pratiche che degradano e distruggono la biodiversità: si pensi alla deforestazione, al proliferare delle monocolture, al crescente consumo di suolo o all’inquinamento che lo avvelena; si pensi altresì a dinamiche finanziarie ed economiche che cercano di monopolizzare la ricerca (scoraggiando quella libera) o addirittura si propongono di privatizzare alcune tecno-scienze collegate alla salvaguardia della biodiversità.

Si deve, non è più tempo del dovrebbero, contrastare con politiche efficaci e stili di vita sostenibili – quei fenomeni che minacciano la biodiversità su scala globale, a partire dal mutamento climatico.

Potenziare tutte quelle buone pratiche che la promuovono: anche per l’Italia, per la nostra terra cos+ brutalmente violentata, non amata, usata, consumata dal nostro egoismo, la sua valorizzazione contribuisce in molte aree al benessere e alla creazione di opportunità di lavoro, specie nel campo dell’agricoltura, così come nel comparto turistico. Ed ha pure un grande valore il patrimonio forestale, di cui l’uragano Vaia ha mostrato la fragilità di fronte al mutamento climatico.

É allora (forse) il momento che ogni comunità si impegni in una puntuale opera di discernimento e di riflessione, facendosi guidare da alcune domande:

Qual è la «nostra Amazzonia»?

Qual è la realtà più preziosa – da un punto di vista ambientale e culturale – che è presente nei nostri territori e che oggi appare maggiormente minacciata?

Come possiamo contribuire alla sua tutela?

Occorre conoscere il patrimonio dei nostri territori, riconoscerne il valore, promuoverne la custodia.

Imparare a guardare alla biodiversità, per prendercene cura:

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Avere uno sguardo contemplativo

«Quante sono le tue opere, Signore! Le hai fatte tutte con saggezza; la terra è piena delle tue creature» (Sal. 104, 24).

«Tu hai compassione di tutte le cose, perché tutte sono tue» (Sap. 11, 26).

Davvero il Dio trino mostra la ricchezza del suo amore anche nella varietà delle creature e lo stesso sguardo di Gesù alla bellezza del mondo – nota ancora la Laudato si’ – esprime la tenerezza con cui il Padre guarda ad ognuna di esse (cf. Lsn. 96).

Dopo la Pasqua, poi, le creature «non ci si presentano più come una realtà meramente naturale, perché il Risorto le avvolge misteriosamente e le orienta a un destino di pienezza» (Ls. n.100).

Siamo chiamati, dunque, a lasciarci coinvolgere in tale sguardo, per contemplare anche noi – grati, ammirati e benedicenti, come Francesco d’Assisi le creature della terra ed in particolare il mondo della vita, così vario e rigoglioso.

don Marco Russo

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