Chi ha bisogno va aiutato ogni giorno occorre lavoro, non soltanto palliativi

«Un povero ha freddo, ha caldo, ha fame, ha sete. Dovremmo occuparci di loro ogni giorno dell’anno e non solo in presenza di situazioni particolari come il gelo previsto in questi giorni. Sembra però che la vita umana non abbia più un valore e ci voltiamo troppo spesso dall’altra parte». 

Don Marco Russo, direttore diocesano della Caritas, che alla mobilitazione, pur necessaria in certi frangenti, preferirebbe una presenza costante nel soccorso ai poveri. 

Don Marco, la Protezione civile della Regione ha emanato un avviso di allerta meteo. Quali sono le iniziative concrete della Caritas per soccorrere i senzatetto?

«La Protezione civile annuncia l’emergenza, si allertano i comuni, ma questo non vincola ad un intervento concreto. Si pensa a strutture dove ospitare questi fratelli, ma spesso non si aprono tali luoghi. Occorre una dichiarazione dello stato di emergenza. Non ci può limitare a dire “ nell’eventualità che accada questo, agite in tal senso”. Detto questo, la Caritas è sempre pronta in qualsiasi situazione. Dallo scorso 4 dicembre, nei locali in via Salita Genovesi, la scalinata di via Bastioni, abbiamo aperto il Centro diurno San Francesco di Paola. È aperto tutti i giorni, dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 19. Lì cerchiamo anche di capire le esigenze dei singoli. Sono poi attive la Mensa San Francesco o, in via D’Avossa, e Casa Nazareth, nel quartiere Europa. Per la notte, sono attivi i dormitori della chiesa di Santa Maria dei Barbuti, nel centro storico, della Casa dei Missionari saveriani, nel Rione Petrosino, e del Convento dell’Immacolata, in piazza San Francesco. In tutto, accogliamo circa settanta persone». 

Eppure ancora alcune persone dormono sotto porticati e in strada… 

«Molti non accettano di venire nei dormitori per loro timori o altri motivi personali. Non possiamo obbligarle. Di loro si occupano i volontari dell’Unità di strada della Caritas che, insieme alla Comunità di Sant’Egidio, si alternano nel portare aiuti concreti, un pasto caldo, qualche abito, soprattutto coperte. Ne distribuiamo a centinaia ogni anno e ne abbiamo continuo bisogno. Anzi, lancio un appello perché qualche benefattore ce ne faccia dono. Noi stiamo parlando di Salerno, ma ci sono altre situazioni gravi. A Casa Betlemme, ad Eboli, dove ospitiamo diciotto persone. Molti hanno bisogno proprio di coperte. In quell’area aiutiamo circa seicento famiglie».

Cosa fare per chi non accetta di essere aiutato?

«In questi casi, dovrebbero intervenire le istituzioni statali. Occorre l’intervento dell’Asl, di strutture specializzate. Ma servono progetti per ogni singola persona. Li facciamo mangiare alla mensa, gli diamo un tetto dove ripararsi dal freddo. E poi? Dovremmo lavorare non per dare palliativi,ma per educare queste persone a rendersi attive, produttive, autonome attraverso il lavoro. Ed ognuno può dare il suo aiuto cominciando a guardare chi ci vive accanto».

Ritiene che la povertà si sia aggravata negli ultimi diecianni? 

«Sì, anche per l’emergere di alcuni fenomeni come la diffusione del gioco d’azzardo o l’aumento del numero di separazioni coniugali. Molti vivono su un filo e basta una malattia perché la vita sia sconvolta e si finisca inmiseria. Si è poi sempre più soli: il gioco diventa uno strumento per sentirsi ancora vivi e l’alcol un rifugio dal freddo e dalladisperazione».

Il reddito di cittadinanza può aiutare nell’azione di contrasto allamiseria?

«Noi possiamo concedere qualsiasi bene: un contributo per l’affitto di un appartamento, un terreno alla nascita di un figlio, il bonus bebè. E poi? Solo il lavoro affranca veramente dalla povertà»

da Il Mattino

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