40 anni fa il terremoto in Irpinia

Il 23 novembre del 1980 un terremoto sconvolse una vasta area tra Campania e Basilicata. Area più colpita: il cuore dell’Irpinia, provincia di Avellino. Danni gravi si registrarono anche nelle province di Potenza, Napoli, Salerno. A 40 anni di distanza sono ancora aperte le crepe di quel minuto e 20 secondi che ha seminato morte e distruzione, ma che ha anche generato una straordinaria solidarietà e consentito alla Caritas di consolidare un nuovo modello di intervento (a sinistra: poster del 1980).
Circa 3.000 morti, 9.000 feriti, 300.000 senza tetto: dietro queste cifre altrettante storie interrotte, lacerate, cambiate per sempre. I comuni danneggiati furono 280, i paesi rasi al suolo 36. Due le diocesi principalmente coinvolte (Avellino e Potenza), 29 quelle interessate. L’area colpita misurava 27 mila chilometri quadrati, tre volte quella del sisma in Friuli nel 1976.

La positiva esperienza sperimentata proprio in occasione del terremoto del Friuli convinse Caritas Italiana a riproporre il metodo dei gemellaggi tra le diocesi italiane e le parrocchie terremotate, come strumento principale di prossimità e accompagnamento alle comunità colpite, allo scopo di assicurare sostegno morale e materiale per tutto il tempo dell’emergenza acuta e della ricostruzione.

Ben 132 diocesi aderirono alla proposta di gemellaggio, con il fondamentale apporto di volontari e obiettori di coscienza. Un’esperienza storica di presenza e di scambio fra Nord, Centro e Sud Italia, destinata a ripetersi, quantomeno in ambito ecclesiale, in occasione delle catastrofi collettive nei decenni successivi. Una presenza che diventò forte stimolo: per la Chiesa italiana a proseguire nell’opera di solidarietà con le popolazioni colpite; nei confronti delle istituzioni a impegnarsi senza indugi nella ricostruzione e nella prevenzione.

Da Caritas Italiana

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