105ma Giornata Mondiale del migrante e del rifugiato

Nel 1914 venne istituita la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato dalla Chiesa cattolica, che, a decorrere dal 2019, si celebra ogni anno nell’ultima domenica di settembre.

La Caritas diocesana di Salerno – Campagna – Acerno, da oltre 17 anni, si dedica, con fede e carità, ad aiutare le nostre sorelle ed i nostri fratelli migranti e rifugiati, anche in virtù dello “Sportello Legale”, affinchè, attraverso le consulenze legali offerte e donate con il massimo amore, possano orientarsi nel complesso quadro normativo italiano, europeo e sovranazionale e sentirsi non soli, bensì accompagnati.

Nell’espletare questi ardui compiti, non si può non avere come guida sempre presente, oltre alle Sacre Scritture, ed in particolare il Vangelo di Matteo (25, 35 – 45), il messaggio del Santo Padre per la giornata mondiale del migrante e del rifugiato, intitolato, quest’anno, “Non si tratta solo di migranti”, che interroga e scuote le coscienze di tutti noi.

Un’analisi anche non approfondita della realtà mondiale attuale non può non farci comprendere come, per effetto o meno della globalizzazione, vi siano manifeste ingiustizie sociali, economiche, guerre, conflitti, persecuzioni, in tante parti del mondo, a cui ci stiamo abituando (anestesia delle coscienze) anche noi cattolici, con il rischio concreto di smarrire la nostra umanità e religiosità, di fatto la nostra fede, nonché la carità. D’altronde, come ci insegna l’apostolo Giacomo, la fede vive nella concretezza delle opere e solo la carità può farci superare le paure ed i timori, che legittimante possiamo nutrire nella relazione con il prossimo, anche migrante o rifugiato.

Nostro Signore, in questi tempi, soprattutto attraverso il migrante, ci pone in crisi, ci mette a dura prova, quasi ci sfida, perché il migrante, con le sue richieste, ci fa riflettere su quanto sia necessario, da parte nostra, impegnarsi per realizzare, come strumenti del Signore, un mondo ispirato al Vangelo; per tale motivo il Sommo Pontefice ha intitolato il Messaggio 2019 “Non si tratta solo di migranti: si tratta della carità”, si tratta di tutti noi, di tutta la grande famiglia umana, altrimenti rischieremmo anche noi, nel rinchiuderci negli sterili schemi delle categorie e di dimenticare che nel cuore del Signore albergano prima di tutti “gli ultimi”.

E’ necessario non dimenticare che al centro di ogni nostra azione, che punto di partenza e di arrivo di ogni nostro comportamento ed atteggiamento vi è il Signore e che come indica il Papa nel Messaggio del 27 maggio 2019, “la sfida posta dalle migrazioni contemporanee si può concentrare in 4 verbi: accogliere, proteggere, promuovere ed integrare”.

Chiunque di noi svolga la sua opera di bene che comporti una relazione con il prossimo, anche migrante, sa che non sempre è facile porre in essere quanto sopra è scritto, corrispondere alle richieste di bisogni della nostra sorella o del nostro fratello che si rivolge a noi, sa che quelle richieste avanzate (che, talvolta, diventano pretese), non sempre è possibile esaudire e sa che , comunque, è un compito arduo (a maggior ragione non lo è per un legale, la cui obbligazione inerente l’esercizio della propria attività, nei confronti dell’assistito, è di mezzi e non di risultato, anche secondo costante e consolidata giurisprudenza). Ma proprio perché tutti noi sappiamo tutto ciò, proprio perché ciascuno di noi è consapevole che la carità, ogni singola opera di carità, è offerta anche a coloro che non soltanto non sono in grado di ricambiare con riconoscenza e gratitudine (stiamo attenti alla nostra umana e comprensibile, ma non bella agli occhi di Dio, “vanagloria”) e che non sanno o non vogliono apprezzare la carità, la “fatica” da noi espletata per aiutarli, proprio per tutto ciò detto, ognuno di noi, sa che, in alcuni casi, i fratelli e le sorelle che bussano alle nostre porte, pretendono, anche in modo non carino, ciò che non è possibile dare.

Ogni giorno è una nuova sfida in tal senso, ma non siamo soli, se saremo bravi a scorgere che quel fratello e quella sorella sono Cristo Gesù, e se saremo in grado di ispirare tutte le nostre opere di carità, che deve caratterizzare la vita di ogni cattolico in ogni momento, a  nostro Signore e alla Madonna.

Alessandro La Torraca

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