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Lettera pastorale per l'Avvento:

Carissimi,

quale occasione migliore dell’Avvento per proporci e offrirci un tempo per rileggere le parole del Nostro Papa Francesco.

Premetto e integro alcune mie personali riflessioni, che gli avvenimenti e alcuni segni che oramai passano nel silenzio più assoluto, hanno portato alla mia attenzione, e che coinvolgono il ministero sacerdotale, pastorale, di direttore Caritas e di Docente per la pastorale della carità.
Avvenimenti che mi interrogano su "dove sto andando", quando questi segni rischiano di oscurare il Segno.
Non sono le luci, appagamento del proprio "io" e che riempiono solo gli occhi, a poter riempire anche il cuore.
Che cosa dobbiamo attenderci dal domani? Tutto passa nel silenzio e nell'oscurità.
Ci si abbandona al più facile consumismo, si va di corsa verso un frastuono enorme, che sovrasta e zittisce ciò che è Patrimonio di un Popolo, ciò che è più caro: la Vita.
Lui, invece, ha preferito venire in una piccola Betlemme, essere accolto in una grotta, rifuggendo gli onori di Gerusalemme, di una casa sfavillante; lo volevano fare Re…
Lui che rifugge il potere mentre io lo rincorro…
Lui sale sulla croce e io mi vesto di croci d’oro…
Lui si spoglia delle sue vesti e io mi ritrovo armadi sempre più pieni…
È proprio in questi giorni di maggiore confusione e rumore che io scelgo Lui!
Lui che con la Sua parola, il Suo esempio e la Sua vita immolata sulla croce mi ha salvato dalla morte e indica la strada a me che sono smarrito; illumina con la Vera Luce il mio cammino, a me che ho la vita segnata dal dubbio, dalla paura e dalle prove di ogni giorno.
Gesù mi esorta, se mi voglio salvare, a non seguire la logica di questo mondo e dei suoi “re”.
Voglio dare un senso alla mia vita, anche se messo alla prova dai miei sbagli, e dai miei peccati.
Il mio Gesù non ha ambizioni, se non quella di radicarsi nel mio cuore.
In questi giorni avrò tempo per ascoltare e leggere la Parola di Papa Francesco che mi esorta:

A coloro che anche oggi “vogliono vedere Gesù”, a quanti sono alla ricerca del volto di Dio; a chi ha ricevuto una catechesi da piccolo e poi non l’ha più approfondita e forse ha perso la fede; a tanti che non hanno ancora incontrato Gesù personalmente…; a tutte queste persone possiamo offrire tre cose: il Vangelo; il crocifisso e la testimonianza della nostra fede, povera, ma sincera.

Il Vangelo: lì possiamo incontrare Gesù, ascoltarlo, conoscerlo.
Il crocifisso: segno dell’amore di Gesù che ha dato sé stesso per noi.
E poi una fede che si traduce in gesti semplici di carità fraterna. Ma principalmente nella coerenza di vita tra quello che diciamo e quello che viviamo, coerenza tra la nostra fede e la nostra vita, tra le nostre parole e le nostre azioni. Vangelo, crocifisso, testimonianza. Che la Madonna ci aiuti a portare queste tre cose.

Come la mia città la mia parrocchia la mia casa si prepara a vivere e accoglierLo oggi

L’evangelista Marco non si preoccupa di specificare chi è il prossimo, perché il prossimo è la persona che io incontro nel cammino, nelle mie giornate. Non si tratta di pre-selezionare il mio prossimo: questo non è cristiano. Io penso che il mio prossimo sia quello che io ho preselezionato: no, questo non è cristiano, è pagano; ma si tratta di avere occhi per vederlo e cuore per volere il suo bene. Se ci esercitiamo a vedere con lo sguardo di Gesù, ci porremo sempre in ascolto e accanto a chi ha bisogno. I bisogni del prossimo richiedono certamente risposte efficaci, ma prima ancora domandano condivisione. Con un’immagine possiamo dire che l’affamato ha bisogno non solo di un piatto di minestra, ma anche di un sorriso, di essere ascoltato e anche di una preghiera, magari fatta insieme. Il Vangelo di oggi invita tutti noi ad essere proiettati non solo verso le urgenze dei fratelli più poveri, ma soprattutto ad essere attenti alla loro necessità di vicinanza fraterna, di senso della vita, di tenerezza. Questo interpella le nostre comunità cristiane: si tratta di evitare il rischio di essere comunità che vivono di molte iniziative ma di poche relazioni; il rischio di comunità “stazioni di servizio” ma di poca compagnia, nel senso pieno e cristiano di questo termine.

Chiediamoci da che parte stiamo: quella del cielo o quella della terra? 
Viviamo per il Signore o per noi stessi, per la felicità eterna o per qualche appagamento ora? 

Domandiamoci: vogliamo davvero la santità? O ci accontentiamo di essere cristiani senza infamia e senza lode, che credono in Dio e stimano il prossimo ma senza esagerare? Il Signore «chiede tutto, e quello che offre è la vera vita - offre tutto -, la felicità per la quale siamo stati creati» (Esort. ap. Gaudete ed exsultate, 1). Insomma, o santità o niente! Ci fa bene lasciarci provocare dai santi, che qua non hanno avuto mezze misure e da là “tifano” per noi, perché scegliamo Dio, l’umiltà, la mitezza, la misericordia, la purezza, perché ci appassioniamo al cielo piuttosto che alla terra.

La via del servizio è l’antidoto più efficace contro il morbo della ricerca dei primi posti; è la medicina per gli arrampicatori, questa ricerca dei primi posti, che contagia tanti contesti umani e non risparmia neanche i cristiani, il popolo di Dio, neanche la gerarchia ecclesiastica. Perciò, come discepoli di Cristo, accogliamo questo Vangelo come richiamo alla conversione, per testimoniare con coraggio e generosità una Chiesa che si china ai piedi degli ultimi, per servirli con amore e semplicità. La Vergine Maria, che aderì pienamente e umilmente alla volontà di Dio, ci aiuti a seguire con gioia Gesù sulla via del servizio, la via maestra che porta al Cielo.

Auguri fratello e sorella, buon pellegrinaggio verso la Grotta di Betlemme.

 

IL DIRETTORE
sac. Marco Russo

 



venerdì 30 novembre 2018 20:43:35





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