Dossier Statistico Povertà e Risorse

Gli utenti dei servizi Caritas:

La rete delle strutture Cartitas è cresciuta negli anni tanto da arrivare a 20 Centri d’Ascolto (Cda) e 8 Opere/segno. Nel corso del 2010, a tali strutture si sono rivolte 8.187 persone, di cui 6.359 ai Cda e 1.828 alle Opere/segno.

Genere: si riscontra una leggera prevalenza delle donne, pari al 52,3% tra gli utenti dei Cda e una prevalenza maschile tra gli utenti delle Opere/segno (55,1%).

Nazionalità: gli stranieri costituiscono il 55,3% dell’utenza totale (5.917 persone). Tra essi spiccano, per numerosità, i cittadini Romeni (18,4% del totale degli utenti stranieri), Marocchini (12,2%), Ucraini (8,6%) e Polacchi (4,6%). Quasi tre quarti degli stranieri che si sono rivolti alla Caritas è presente in Italia da meno di 5 anni (71,1%). Una quota significativa è presenta da meno di 1 anno (28,7%).

Età: quasi la metà degli utenti ha un’età che oscilla tra i 31 e i 50 anni.

In particolare, si registra un’elevata concentrazione di persone nelle fasce di età tra i 31 e 40 anni (26,5%) e tra i 41 e i 50 anni (22,7%).

Stato civile: prevalenza di coniugati e single. I coniugati sono il 37,8%, seguono i single (27,0%), i separati o divorziati (16,2%), i conviventi (11,6%) e i vedovi/e (7,3%).

Condizione familiare: consistente presenza di famiglie con figli (43,3%).

Titolo di studio: prevalenza di istruzione di base (28,6%) e media (35,6%).

Condizione occupazionale: poco meno della metà degli utenti risulta in condizione di disoccupazione o inoccupazione (45,3%), seguiti dagli occupati (37,5%).

Richieste espresse: in totale, nel corso del 2010, risultano 9.012.

Prevalenza di richieste che riguardano bisogni primari: più della metà del totale riguardano il pacco viveri o il vestiario (52,1%), seguono in ordine di importanza le richieste riguardanti il lavoro (10,7%).

Alcune osservazioni sintetiche

L’osservazione dei dati delle utenze permette di osservare:
1.La conferma che le donne, gli immigrati e le famiglie sono i soggetti più esposti al rischio povertà rispetto ad altre realtà territoriali italiane.

In particolare per le donne, il disagio è da imputarsi alle discriminazioni che esse incontrano nel mercato del lavoro, che si riflette nel minore guadagno rispetto agli uomini e nelle minori opportunità lavorative.

Per gli immigrati, la crisi è stata più dura in quanto più vulnerabili e presenti in settori in cui è maggiore la diffusione di lavoro irregolare e nero.

Le famiglie si trovano in condizioni di maggiore disagio sociale a causa di redditi inferiori che spesso conducono a condizioni di povertà assoluta, cioè al di sotto del livello di sussistenza. Questi rischi risultano maggiori per le famiglie con figli. A ciò si aggiunge la forte carenza dei servizi di welfare locali.
2.L’emersione delle cosiddette “nuove povertà”, come ci mostrano i dati relativi alla maggiore concentrazione di utenti in età lavorativa e la presenza di utenti occupati, ma che si trovano in condizioni di precarietà economica dovuta sia a forme di lavoro irregolare sia a retribuzioni insufficienti. A tal proposito, va anche notata l’alta incidenza di utenti che non hanno risorse formative che possano permettere loro di migliorare la propria condizione lavorativa.

 

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