29 Luglio 2010
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Saluto di S. Ecc.nza Mons. Luigi Moretti alla Diocesi

 

Saluto di S. E. Mons. Luigi Moretti alla Diocesi

Ciò  che mi viene spontaneo nella prima presa di contatto con la Chiesa di Salerno è la considerazione che il Signore non ci ha fatto incontrare a caso;  i disegni della Provvidenza sono certo imperscrutabili, ma il mistero, in questo caso, non  ha niente di arcano e apre, invece, allo stupore,  suscitando innanzitutto un sentimento di gratitudine.

Sì: ringrazio il Signore di avermi indicato, a un  tratto del mio cammino sacerdotale ed episcopale, l’approdo di grazia verso l’antica e gloriosa arcidiocesi di Salerno- Campagna- Acerno.

Muovo i primi passi verso una Chiesa che già sento di amare, perché  già sento mia, come parte di un legame che il tempo e lo stare insieme potranno solo rafforzare, ma che già esiste ed è vivo, alimentato dalla  più concreta e autentica forma  di contatto che resta la preghiera. Un vescovo può ben conoscere la sua terra attraverso l’eloquenza dei suoi santi. E di fronte alle testimonianze  di cui è ricca la storia di Salerno, non  si può che provare  sentimenti forti e  in qualche modo contrastanti: l’umiltà di esserne degni, la fierezza di potersi avvalere dei suoi tesori, che sono grandi e incommensurabili. 

Salerno città di Matteo, dell’apostolo che più di ogni altro, nell’incontro con Cristo Salvatore, operò una radicale revisione di vita, aggiunge alla radice apostolica, attraverso la gigantesca figura di Gregorio VII, il vincolo di uno specialissimo legame con la sede apostolica. Da un millennio all’altro, Salerno è riuscita ad imprimere il sigillo della sua  straordinaria storia di fede  alle vicende che hanno segnato i tempi.

Guardare al passato, soprattutto se lo spessore è di tale entità,  è molto più di un semplice esercizio di memoria, se solo riusciamo a proiettarne in avanti gli insegnamenti e trarre motivi di speranza per un futuro che va costruito sulle risorse dell’oggi.

La prima e fondamentale risorsa della Chiesa – e naturalmente anche di ogni chiesa locale – è Cristo.

E’ in Lui, nella sua Persona, nel  suo Vangelo che siamo chiamati a conformare il nostro agire. Come successore degli apostoli, il Vescovo è innanzitutto colui che annuncia. Per un tale fondamentale servizio non c’è un tempo dato: nella Chiesa l’ora dell’annuncio di Cristo non conosce tramonto, ed è sempre la più attuale tra ogni altra  esigenza.

Ecco, dunque, il mio primo impegno, e il vincolo  di una priorità che riguarda tutta la nostra Chiesa salernitana, chiamata a costruire e a rafforzare, giorno per giorno, la comunione ecclesiale.

L’unità e la solidarietà della Chiesa locale ha un segno forte e inequivocabile nell’unità e nella solidarietà che lega il Pastore e i suoi presbiteri. Un legame sacramentale, sancito dal vincolo dell’ordinazione sacerdotale, e dal quale la comunità cristiana, legittimamente, attende frutti visibili e concreti, a partire dalla crescita nella fede che è premessa e garanzia per un più armonico sviluppo dell’intero corpo sociale. Anche su questo piano, la Chiesa è chiamata a incidere attraverso la sua natura specifica. Nel recente incontro per l’apertura del Convegno ecclesiale della diocesi di Roma, Papa Benedetto ha ribadito, alla luce del Concilio Vaticano II, che < il mondo e gli uomini non hanno bisogno di un’ulteriore aggregazione sociale, ma hanno  bisogno della Chiesa, che è in Cristo come un sacramento, “cioè segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tuo il genere umano ( Lumen gentium, 1)

  1. Nostro compito primario, quindi, è quello di mettere mano e cuore nell’edificazione di una comunità capace di diventare essa stessa riflesso della presenza di Dio sulle strade e nella case della nostra diocesi. E’ nei luoghi concreti della vita quotidiana che deve, dunque, risaltare il volto di una Chiesa  accogliente e   solidale, capace di trarre linfa vitale dalla sua sorgente eucaristica.

Su un tale orizzonte non abbiamo bisogno di sovrappore nessun programma: la vera esigenza sarà quella di tentare di , giorno per giorno, e trasferirle nelle vita di ogni giorno, le pagine del Vangelo di Cristo.  Sarà questo il più autentico e illuminato dei piani pastorali che ogni Chiesa è chiamata ad attuare sotto la guida del suo vescovo. Ed è in questo senso che tutti devono sentirsi interpellati: un ruolo importante, se non decisivo, spetta ai laici, che vanno considerati- nella visione che Papa Benedetto ne ha dato – non  semplici collaboratori, ma protagonisti in prima persona della pastorale diocesana. Il pensiero ai laici rimanda immediatamente al ruolo della prima e  più naturale tra tutte le aggregazioni: la famiglia. Non  sarà mai abbastanza, ogni cura che ad essa  sarà dedicata dalla nostra Chiesa di Salerno- Campagna- Acerno.  Il vincolo sacramentale del matrimonio sul quale è fondata, rende unico e prezioso anche il suo apporto come nucleo sociale; tanto più in una realtà disgregata e assediata da molte insidie, come quella attuale.

La famiglia è in sé fonte di ricchezza per tutta la chiesa locale: è all’interno di essa che la missione educativa verso i figli, viene incontro a una delle esigenze primarie della trasmissione della fede e delle prime forme di catechesi, a partire dall’iniziazione cristiana.  Si è ben consapevoli  che la famiglia si trova, oggi,  ad affrontare una serie di sfide del tutto inedite, a partire da un clima culturale avverso, se non  ostile. E non giovano certo alla saldezza dell’istituto familiare le ristrettezze economiche del momento.

Anche la nostra diocesi non può dirsi estranea a fenomeni di così larga estensione: penso, in particolare, alle difficoltà che, all’interno dei nuclei familiari, incontrano molti giovani in cerca di lavoro. E’ un dramma del nostro tempo, che colpisce in misura più rilevante  le nostre comunità meridionali.

L’auspicio è quello che una saggia e più oculata politica orientata al bene comune possa creare migliori e più favorevoli condizioni di sviluppo.

In tempi difficili, la tentazione – talvolta – è quella di mettere da parte una serie di che, nella circostanza, finiscono per essere considerati, in qualche misura, complementari.

E’ una strada da non percorrere. E anzi da tenere alla larga da un cammino che, invece, richiede supplementi di solidarietà e di accoglienza e chiama in primo luogo la Chiesa locale a dilatare la propria dimensione caritativa.

Sono a conoscenza che nella nostra diocesi i poveri e gli emarginati non  sono gli : il nostro impegno dovrà essere quello di portarli sempre più avanti in una che, per i  cristiani,  non può che aprirsi nel segno della carità e della condivisione. Particolarmente su questo piano sarà importante il raccordo e la collaborazione, nel rispetto dei ruoli e delle competenze, con le autorità civili e le istituzioni locali, alle quali, fin d’ora invio il mio sincero saluto.

In questo primo messaggio alla mia diocesi,  un posto speciale, fin d’ora, vorrei riservare al mondo della sofferenza. Per ora è un saluto da lontano, ma un pastore non può fare a meno, nell’esercizio del suo ministero, dei doni – davvero straordinari – che da quel mondo scaturiscono. Quanto più si è capaci di chinarsi sulla sofferenza, tanto più l’uomo riesce  a innalzare il proprio animo. E tanto più, vorrei aggiungere, una chiesa sente di essere viva.

Nel momento in cui mi appresto a venire tra voi, in quella che già adesso è diventata anche la mia terra – la mia bella terra – si affollano i sentimenti di una gratitudine nuova: quella che devo, innanzitutto, a chi mi ha preceduto alla guida della diocesi, il caro arcivescovo emerito, mons. Gerardo Pierro,  e a tutti coloro che, in vario modo, sacerdoti e laici, sono stati impegnati, fin dall’atto della nomina, alla preparazione del mio ingresso ufficiale in diocesi. Sarà quello il momento dell’abbraccio solenne del nuovo pastore con la sua porzione di , che la Provvidenza ha affidato alle sue cure. Per ora posso esprimere la gioia dell’attesa; ed essa è tanto grande che già mi fa sentire accanto ad ognuno di voi, a condividere ogni vostra speranza, a spartire ogni momento delle vostre attese.

Il Santo patrono, l’evangelista Matteo, e la protezione di Maria Santissima ci assista nel nostro cammino comune.

+ Luigi Moretti
Arcivescovo Metropolita eletto

 

 

Il 12 settembre la Diocesi accoglierà il nuovo arcivescovo

Fratelli e figli carissimi,

mi è gradito comunicarvi che domenica 12 settembre, a Salerno, il nostro arcivescovo mons. Luigi Moretti prenderà possesso della diocesi. Dopo l’annuncio della sua nomina, datovi il 10 giugno, inizierà il suo ministero pastorale, alla guida della nostra comunità diocesana, con la ricchezza della sua esperienza, maturata a Roma nei vari impegni conferitigli e assolti sempre con competenza e dedizione. Termina così il mio mandato, iniziato il 4 luglio 1992, quale successore dell’indimenticabile arcivescovo mons. Guerino Grimaldi, di venerata memoria.

L’arcivescovo mons. Moretti, il secondo del nuovo millennio, sperimenterà il calore della vostra accoglienza e la docile e sentita collaborazione di presbiteri e fedeli laici, impegnati a vivere il Concilio Vaticano II e il Sinodo Diocesano per fare della nostra Chiesa la casa e la scuola della comunione.

L’apposito Comitato, coordinato dal cancelliere arcivescovile don Sabatino Naddeo, vi comunicherà il programma della cerimonia d’ingresso che dovrà mobilitare l’intera diocesi in ogni sua componente.

Affido il nuovo Arcivescovo, pastore secondo il cuore di Dio, alla materna intercessione di Maria e dei nostri Santi patroni, e con voi gli auguro ogni bene nel Signore.

In tale attesa vi saluto e benedico con affetto.

 

Il programma provvisorio, in attesa di quello definitivo, prevede nei giorni giovedì 9, venerdì 10 e sabato 11 settembre, in tutte le parrocchia, il Triduo di preparazione, illustrando il ruolo del Vescovo nella Chiesa particolare, il suo ministero pastorale, la comunione col successore di Pietro, con i Vescovi della regione e con il Presbiterio. Tutti i parroci si faranno carico di organizzare il pellegrinaggio dei fedeli in programma per domenica 12 settembre a Salerno con concentramento alle ore 17.00 in piazza Amendola, tra i palazzi del Municipio e della Prefettura, dove è previsto il saluto delle autorità. Seguirà il corteo che si snoderà lungo via Roma e via Duomo per raggiungere la Cattedrale, dove si potrà partecipare alla solenne concelebrazione presieduta dall’arcivescovo mons. Moretti. I presbiteri indosseranno il camice e la stola bianca. Nel pomeriggio di domenica 12 settembre tutte le chiese, della città e della diocesi, resteranno chiuse.

 

29 giugno, consegna del pallio

Il 29 giugno pv si terrà la consegna del pallio da parte del Santo Padre Benedetto XVI al neo Arcivescovo di Salerno Campagna Acerno, S.E. Mons. Luigi Moretti. I sacerdoti che desiderano partecipare all'evento, possono contattare il vicario generale Mons Marcello De Maio.

 


 

Auguri e benvenuto al Nuovo Pastore della Chiesa Salernitana dalla Caritas Diocesana



10 giugno
Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell'arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno, presentata da S.E. Mons. Gerardo Pierro, che ne è divenuto Amministratore Apostolico.

Il Papa ha nominato Arcivescovo Metropolita di Salerno-Campagna-Acerno S.E. Mons. Luigi Moretti, finora Arcivescovo titolare di Mopta e Vicegerente del Vicariato di Roma.

 

S.E.R. Mons. Luigi MORETTI, Arcivescovo titolare di Mopta
del Clero Romano, nato a Cittareale (RI),
Diocesi di Rieti, il 7 febbraio 1949
ordinato il 30 novembre 1974, eletto il 3 luglio 1998,
consacrato il 12 settembre 1998
Ausiliare per il Settore Est
Vicegerente dal 17 ottobre 2003 assume l'incarico per il Settore Est della Diocesi il 2 aprile 2004. Nato a Cittareale (Rieti) il 7 febbraio 1949, nel 1960, a 11 anni, è entrato nel Pontificio Seminario Romano Minore dove ha conseguito la maturità classica nel 1968. Passato al Pontificio Seminario Romano Maggiore è stato ordinato sacerdote per la Diocesi di Roma il 30 novembre 1974 dal Cardinal Vicario Ugo Poletti. Ha conseguito il baccellierato in Filosofia presso la Pontificia Università Lateranense e la licenza in teologia morale presso la Pontificia Accademia Alfonsiana. Dal 1974 al 1978 è stato Assistente del Pontificio Seminario Romano Maggiore. Dal 1976 al 1980 ha insegnato Teologia morale fondamentale alla Facoltà teologica S. Bonaventura e all’Istituto Regina Mundi. Dal 1978 al 1983 è stato Vicario parrocchiale nella Parrocchia di S.Lucia. Nel 1983 è entrato in servizio in Vicariato come Addetto presso l’Ufficio Amministrativo dove è rimasto fino al febbraio 1991, quando fu nominato dall’allora Pro-Vicario Camillo Ruini, Direttore dell’Ufficio Tecnico del Vicariato e Segretario responsabile dell’Opera Romana per la Preservazione della Fede e la Provvista di nuove Chiese in Roma. Nel 1988 è stato nominato Cappellano di Sua Santità. Membro del Consiglio Presbiterale, del Collegio dei Consultori, del Consiglio Pastorale Diocesano e per gli Affari Economici, il 7 dicembre 1993 è stato nominato dal Santo Padre Prelato Segretario Generale del Vicariato di Roma e il 12 dicembre 1993 ha ricevuto anche l’Onorificenza di Prelato d’Onore di Sua Santità. Vari sono gli incarichi che ha ricoperto in questi anni: dal 10 gennaio 1995, fino al 10 gennaio 2000 è stato Presidente dell’Opera Mater Ecclesiae; il 22 febbraio 1995 è stato nominato membro del Consiglio di Presidenza dell’Opera Romana Pellegrinaggi; il 13 aprile 1995 è stato nominato Presidente del Comitato Romano per il Grande Giubileo del 2000; il 10 giugno 1995 è stato nominato membro della Delegazione italiana in seno alla Commissione mista per il Giubileo del 2000, il 1 febbraio 1996, Direttore del Centro diocesano per la Pastorale della famiglia, incarico che detiene tuttora. Il 3 luglio 1998 il Santo Padre lo ha nominato Vescovo titolare di Mopta conservandogli l’Ufficio di Prelato Segretario Generale del Vicariato di Roma e affidandogli anche quello di Ausiliare di Roma per il Settore Centro. E’ stato ordinato Vescovo nella Papale Arcibasilica Lateranense il 12 settembre 1998 dal Cardinal Vicario Camillo Ruini, conconsacranti S.E. Mons. Cesare Nosiglia, Vicegerente di Roma e S.E. Mons. Clemente Riva, Vescovo tit. di Atella. Attualmente, dal 12 giugno 2000 è assistente ecclesiastico del Pio sodalizio dei Piceni; dal 31 gennaio 2001, Membro del Comitato della fondazione di religione e di Culto denominata Istituto Guido e Bice Schillaci Ventura; dal 10 gennaio 2000, per un altro quinquennio, è stato confermato Presidente dell’Opera Mater Ecclesiae; é membro del Consiglio Diocesano degli Affari Economici della Diocesi di Roma. Mons. Moretti è anche Vescovo Presidente della Commissione Famiglia e Vita della Conferenza Episcopale Laziale e Assistente Ecclesiastico Nazionale dell’U.N.I.T.A.L.S.I.





 

 

  

 

Auguri e preghiere per Lei Santo Padre da noi tutti .

 

 



Un uomo straordinario nel vivere la normalità e le difficoltà della vita.

Un ricordo piccolo ma lo condivido volentieri.

Tante volte l’ho incontrato dai primi anni del Pontificato: dalla visita a Pompei quando lo abbiamo atteso nel sacco  a pelo, in Piazza S. Pietro, nel Vaticano, l’ho accarezzato in S. Pietro indifeso e tenero, come forte e accattivante, invece era all’inizio, in Piazza S. Pietro. L’ho voluto salutare anche l’ultima volta immerso nel sonno dell’eternità, attendendo in Piazza con tanti in un silenzio irreale durante tutta la notte in attesa del mattino.

Oggi come cinque anni fa gli torno a dire grazie. Lo sento vicino e mi accompagna ogni giorno.

Prego per Lui come sento che prega per me.

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La nostra preghiera e l'espressione della nostra comunione con il Nostro Papa Benedetto XVI e la Chiesa Cattolica

L’8 Dicembre scorso così il Santo Padre pregava Maria, e con queste parole senza aggiungerne altre che noi vogliamo manifestare solidarietà al Santo Padre, alla Chiesa tutta, e pregare per la sofferenza dei fratelli e sorelle coinvolti in questi tristi avvenimenti. Ogni essere umano è sacro a Dio.

 

Il Papa pregava così: "Ogni giorno, attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci, perché il negativo non viene pienamente smaltito e giorno per giorno si accumula".

Il Pontefice ha reso omaggio "a tutti coloro che in silenzio, non a parole ma con i fatti, si sforzano di praticare questa legge evangelica dell'amore, che manda avanti il mondo. Sono tanti, … e raramente fanno notizia. Uomini e donne di ogni età, che hanno capito che non serve condannare, lamentarsi, recriminare, ma vale di più rispondere al male con il bene. Questo cambia le cose; o meglio, cambia le persone e, di conseguenza, migliora la società".

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Noi stiamo col Papa e glielo diciamo!

1. Benedetto sia Papa Benedetto, per il lavoro silenzioso e grave che sta portando avanti dentro

una Chiesa bersagliata da nemici interni ed esterni.

2. Benedetto il suo sguardo mite, così pieno di misericordia eppure di giustizia, capace di

condannare il male e salvare – sempre – il peccatore.

3. Benedetto il papa per la stima che sempre inculca verso i suoi predecessori, senza prestare il

fianco a facili confronti sterili.

4. Benedetto Benedetto che tira le file dei suoi vescovi come un pastore raccoglie il gregge a

sera, mentre sopraggiunge il temporale.

5. Benedetto il papa per lo sforzo continuo cui sottopone il suo riserbo tutto tedesco per

apprendere il linguaggio espansivo del mondo latino.

6. Benedetto Joseph Ratzinger che non ha abbandonato la sua acuta indagine teologica ma l’ha

rivestita di una semplicità disarmante che parla a tutti.

7. Benedetto il santo Padre per la sua umiltà che traspare dallo sguardo limpido e sereno.

8. Benedetto Benedetto per la sua fede e la tenacia con cui la testimonia, anche a dispetto delle

calunnie di certa stampa che vorrebbe le sue dimissioni.

9. Benedetto papa Ratzinger che ama la tradizione antica, il latino, la Messa di Pio V, ma non

disdegna lo slancio delle folle giovanili, il grido di B16 e i canti con la chitarra.

10. Benedetto il Sommo Pontefice, che ama la bellezza, e con essa, traccia davvero un ponte tra cielo e terra